E’ fantastico come i sostenitori di candidati provenienti dal nulla si lamentino del fatto che il PD candidi alle europee una persona “nuova”. A proposito di nuovismo, infatti, si potrebbe ricordare che Debora Serracchiani è un quadro del PD che fa politica sul territorio da almeno sei anni, e con qualche successo, mentre un Ivan Scalfarotto, ad esempio, è uscito dall’uovo di Pasqua solo nel 2005, quando si è candidato alle primarie dell’Unione (con scarsi risultati). Prima era radicato territorialmente a Londra, dove lavorava in banca.
Seguiamo il ragionamento: la Serracchiani non va bene, non piace alla gente che piace e, addirittura, rappresenta plasticamente l’incapacità di questo gruppo dirigente di costruire un rinnovamento. Ovviamente quell’altro gruppo dirigente, quello di prima, era invece molto capace perché prendeva gli sconosciuti e li metteva in lista alle politiche – senza le preferenze – o gli assicurava una cooptazione da qualche parte della galassia piddì.
Conferire un ruolo del genere, ma anche solo maturare una candidatura, in seguito ad un bell’intervento ad una assemblea è una cosa talmente fuori scala da rappresentare plasticamente l’assenza di una linea politica, e l’incapacità di questo gruppo dirigente di costruire un rinnovamento che duri nel tempo e generi futuro.
Scalfarotto cede alle insistenze della sua base (dieci persone a stare larghi) e, con un certo sforzo, si candida alle europee. Dopo alcuni giorni di riflessione, sia chiaro:
Dopo alcuni giorni di riflessione ho deciso di accettare.
Dinanzi alla crisi, e cioè al cambiamento, la mia impressione è che al confronto di Prodi e Ciampi tanti “giovani leader” appaiano oggi assai più vecchi, imbambolati e intontiti, o forse semplicemente rintronati dalle formulette che s’insegnavano ai loro tempi, lontani anni luce da questi, sulla politica e sull’economia, sul ruolo dello stato e sul ruolo del mercato, sull’America e sull’Europa. Certo, tornare ai settanta-ottantenni non si può. Quanto ai nuovi leader e alle giovani promesse di cui si parla sui giornali, a parte l’altissimo tasso di mortalità che li contraddistingue, mi sembrano i più spiazzati, ma soprattutto i più vecchi di tutti. Io, per non essere antiquato, punterei sui ventenni.
One month ago I bought a new charger for my phone. In three weeks time, the charger broke: the small plug on the side of the phone fell apart. It was just an unfortunate charger, ill-assembled. I went back to the Carphone Warehouse shop were I bought it, just beside Holborn tube station in London. They were very unfriendly, and alluded to the fact that I broke the charger. First, it would have required a lot of effort to break the charger in such a particular manner, it was blatant that the charger was ill-assembled; second: how do you dare accuse me of breaking it (and why would I want to)? In brief, they did not give me a new charger, but made me waste half an hour and irritated me. So, if you have to buy a phone, or accessory, do not buy it at Carphone Warehouse, because in the case the thing is broken or ill-assembled, as it often happens with this type of goods, they will say it’s your fault and will not exchange it.
La totale assenza di democrazia, il cesarismo carismatico, il culto della personalità: forse sono un illuso, ma fortemente credo che un giorno anche gli italiani si renderanno conto di quello che hanno fatto.
Trovo molto rassicurante che, se proprio abbiamo bisogno di un’eroina su cui puntare, sia una che se deve dire la sua lo fa in un congresso contestando le posizioni del partito, invece che dare un’intervista in cui rivendica intanto-datemi-spazio. Trovo un’ottima cosa che Debora Serracchiani dica a chiunque la intervista solo quel che ha deciso di dire; ancora più rassicurante che fosse fin qui impegnata a lavorare, ovvero a fare politica, invece di aprirsi blog e rivendicare quote-novità; e sono sollevata circa il suo senso delle priorità quando, nel raccontarmi di qualcuno che le ha chiesto il numero di cellulare dopo l’intervento, dice: «Hanno mandato a chiedermelo una ragazza della carovana del Pd, che io veramente non sapevo cosa fosse».
«Gli ex diesse fanno fatica a capire. Quelli che per noi sono passi da gigante, come i passi in avanti fatti sul testamento biologico, per loro sono passettini. Noi non abbiamo una tradizione socialdemocratica o comunista. Non facciamo parte di un filone culturale. Noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l’altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici, insomma, il vero “capo” è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo gli ex diessini dovrebbero alla fine comprenderlo.» Pierluigi Castagnetti, sui problemi interni al PD.