Compagni di merende
March 1st, 2009L’unica cosa che colpisce di Andrea Romano è la verruca che ha in faccia – o magari sarà un porro. Si, perché le cose che scrive lui le abbiamo lette per anni sulla stampa di destra o sul blog di Rocca, quel genio del neoconservatorismo italiano che ancora oggi ha bisogno che gli si spieghi bene qual è la mano con cui si mangia, mentre con l’altra non ha problemi a manipolare grottescamente la realtà da bravo reazionarietto in sedicesimo.
In attesa che Rocca vada da un buon otorino a curarsi la labirintite, parliamo un po’ dell’uomo-che-invece-dovrebbe-andare-da-un-buon-dermatologo-viste-le-dimensioni-del-porro (verruca?)-che-ha-in-faccia.
Autore di un saggio intitolato “Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti“, in cui si sputa fiele sulla leadership dei DS come solo gli innamorati respinti sanno fare, saggio per altro tempestivamente stroncato dal buon Francesco Cundari sul Foglio (un giornale che Romano ama come solo gli innamorati respinti sanno fare), l’uomo porro (verruca?) si mette in testa di dimostrare il principio di Peter arrivando ad occupare posizioni in ambiti di cui è del tutto incompetente.
E non mi riferisco alla cattedra di revisionismo contemporaneo a Tor Vergata: dovete sapere che Romano, un bel giorno, assurge inopinatamente alla guida della saggistica Einaudi e inizia a pubblicare saggi di Christian Rocca (uno con la labirintite), Alessandro Giuli (Vicedirettore del Foglio – un giornale che il verrucone ama come solo gli innamorati respinti sanno fare – e noto fascistone, anche se per pudore viene definito “neo-evoliano”), di Paul Berman (un simil-Rocca anche lui con la labirintite) o di Roberto Perotti (un estimatore del decreto Gelmini).
Tutto questo attivismo non passa inosservato e viene rimarcato con una certa eleganza da Ernesto Franco, direttore editoriale di Einaudi, che non fa nomi ma anzi parla di “necessaria autonomia di qualche editore”. Tanto basta per far fremere di sdegno la verruca di Romano che, dimettendosi da editor, posizione che ricopriva crediamo per un colpo di sonno di qualcuno a Einaudi, definisce il povero Franco un “simil-Alicata che distribuisce patenti pubbliche di teocon”.
La cosa più buffa di tutta questa storia è che tutto questo, ad oggi, non ha ancora permesso a Romano di trovare uno strapuntino al Foglio – un giornale che ama come solo gli innamorati respinti sanno fare. Nel caso, mettetelo in stanza con Cundari.
Tags: Alessandro Giuli, Andrea Romano, Christian Rocca, Einaudi, Ernesto Franco, Francesco Cundari, il Foglio, neocon, neoconservatori, Paul Berman, Roberto Perotti
March 2nd, 2009 at 7:34 pm
Accipicchia che forza di pensiero, caro Gerpongo! Non mi capitava dai tempi delle elementari di essere preso in giro per il neo che ho sulla guancia destra (non una verruca né un porro). Che dirle? Non vedo un solo argomento in quello che scrive, ma solo una grande frustrazione. Forse dovrebbe farsi aiutare ad uscirne. Saluti, AR
March 2nd, 2009 at 11:36 pm
Caro Romano, io mi farò aiutare, anche se la vedo dura, lei si faccia togliere il neo e, nel frattempo, non si faccia difendere da uno come Rocca, che non ne guadagna.